MLJ Vivere per Essere 2026 seconda tappa

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Dal Villaggio Verde al Monte Verità, incontrando i sogni possibili

Ci sono luoghi che custodiscono una storia. E ce ne sono altri che custodiscono un sogno.

In questa tappa di MEI LING Journey abbiamo incontrato proprio questi sogni: quelli possibili, quelli che nascono quando qualcuno immagina che si possa vivere diversamente e decide di provare, concretamente, a farlo.

Il nostro cammino è iniziato al Villaggio Verde di Cavallirio, dove il sogno di Bernardino del Boca ha messo radici. Agli inizi degli anni Ottanta, del Boca immaginò il Villaggio Verde come un centro sperimentale per l’evoluzione della coscienza: un laboratorio libero nel quale cercare un modo di vivere più armonico con sé stessi, con gli altri e con la natura.

Non un’ideologia politica o religiosa.
Non un sistema rigido di regole.

Piuttosto una sperimentazione di responsabilità, consapevolezza e libertà individuale. Una forma di fratellanza e sorellanza laica.

“Vivere per Essere e non per Avere.”

Una frase di Bernardino all’apparenza semplice, che diventa molto più impegnativa quando si prova a trasformarla nella materia della vita quotidiana. Al Villaggio abbiamo incontrato il progetto e siamo entrati nella sua storia. Abbiamo sostato nella casa di Bernardino del Boca, tra i suoi libri, i suoi oggetti, i disegni e i dipinti che raccontano anche un Bernardino artista, pittore sensibile e talentuoso. Entrare nei suoi spazi ha reso la sua presenza quasi tangibile: un’Anima sensibile che aveva abitato quelle stanze, guardato quegli alberi e paesaggi, immaginato proprio lì una diversa possibilità di vivere insieme.

Poi la biblioteca: un sorprendente tesoro di libri e testi antichi, raccolti e selezionati con cura. Scaffali che sembrano raccontare, ancora prima di essere aperti, una vita intera dedicata alla ricerca interiore.

E soprattutto abbiamo incontrato le persone.

Enrico Sempi, Antonio Girardi, Sergio Calvi, Marina Tappa, Valeria Sguazzini, Paolo Cortesi e tanti altri che hanno conosciuto, vissuto e custodito questa esperienza.

Memorie viventi.

Attraverso i loro racconti ci siamo avvicinati a Bernardino in una maniera più intima: alle sue intuizioni, alle sue domande, alla sua capacità — e alla difficoltà — di trasformare una visione spirituale in esperienza concreta.

Ed è proprio qui che il nostro viaggio ha ritrovato il filo di quello appena concluso ad Assisi e La Verna.

A quasi ottocento anni di distanza, la domanda che aveva attraversato la vita di Francesco d’Assisi sembra riaffiorare sotto forme nuove:

quanto abbiamo davvero bisogno di possedere per poter essere?

È possibile fondare le relazioni sulla fraternità, sull’essenzialità, sulla cura reciproca e su un rapporto profondo con la natura?

Francesco non costruì un’utopia teorica. Provò a viverla.

Molti secoli dopo, altre donne e altri uomini hanno continuato a interrogarsi sulla possibilità di trasformare una visione interiore in una forma concreta di esistenza.

È questo che rende il Villaggio Verde così affascinante: la testimonianza di una sperimentazione ancora viva, ancora in essere, ancora in potenza. Il tentativo di portare la spiritualità fuori dalle sole parole e dentro la vita.

Antonio Girardi ci ha ricondotti più volte proprio al cuore di questa ricerca: andare oltre gli automatismi, le illusioni e i condizionamenti della mente, in quella direzione che mette il pensiero di Bernardino del Boca in dialogo anche con la ricerca di Jiddu Krishnamurti.

© Charlie Davoli

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Dal Villaggio Verde siamo poi saliti verso un luogo che aveva nutrito anche l'immaginario del giovane Bernardino: il Monte Verità, sopra Ascona.

Monte Monescia. Monte Verità. Un nome che sembra già contenere una dichiarazione di intenti.

All’inizio del Novecento questa collina divenne luogo d’incontro di teosofi, artisti, pensatori, danzatori, scrittori e riformatori della vita, accomunati dall’intuizione che il modo consueto di abitare il mondo non fosse necessariamente l’unico possibile.

Cercavano un rapporto nuovo con il corpo, con la natura, con l’arte, con la spiritualità e con la comunità. Qui passarono figure come Hermann Hesse, Rudolf von Laban e molti protagonisti delle avanguardie culturali e spirituali del Novecento.

Noi abbiamo provato a incontrare quel luogo lentamente. Abbiamo camminato tra gli alberi, osservato le architetture e le case aperte all’aria e alla luce, cercando di immaginare ciò che poteva significare, allora, liberarsi non soltanto dai corsetti che costringevano il corpo, ma anche dai molti corsetti invisibili che imprigionavano il pensiero e la vita.

Camminare scalzi. Esporsi al sole. Danzare liberamente. Cercare un’alimentazione e una vita più naturali. Mettere in discussione convenzioni sociali che sembravano immutabili. Il museo ci ha restituito le immagini, le tracce e le testimonianze di quella straordinaria stagione di ricerca, permettendoci per qualche momento di attraversarne l’atmosfera.

E ancora una volta Hermann Hesse, che con i suoi scritti ci aveva accompagnato lungo il viaggio, sembrava riportarci alla stessa domanda:

chi siamo veramente?

Una domanda che non ha una risposta definitiva.

Evolve con il nostro evolverci.

Genera altre domande, interroga la coscienza, apre possibilità, mette in movimento.

Villaggio Verde e Monte Verità, pur appartenendo a epoche e storie differenti, hanno finito così per parlarci come parti di una medesima ricerca: quella dell’essere umano che prova a liberarsi da ciò che lo condiziona per avvicinarsi maggiormente a ciò che è.

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Il nostro viaggio si è infine raccolto nel silenzio del Convento del Bigorio.

Ed è stato il suo sigillo.

Dopo le parole, gli incontri e le storie, è arrivato il tempo della contemplazione.

Tra le opere d’arte, gli ulivi, il bosco e il silenzio del convento abbiamo dedicato la nostra meditazione allo Yoga della Bellezza.

Abbiamo osservato la natura.

Ascoltato.

Camminato.

E la sera ci siamo distesi nei prati, lasciando che lo sguardo salisse verso le stelle del cielo.

Per qualche momento non c’era più nulla da comprendere.

Soltanto esserci.

Forse è anche questo lo Yoga della Bellezza: educare lo sguardo fino a quando ciò che ci circonda smette di essere semplicemente qualcosa che vediamo e diventa qualcosa con cui entriamo in relazione.

Ed è qui che, ancora una volta, abbiamo ritrovato Francesco.

L’uomo che chiamava fratello il sole, sorella l’acqua, fratello il fuoco e madre la terra: un canto alla natura che diventa pista operativa di vita nel mondo.

Non possederlo.

Contemplarlo. Entrare in relazione con esso.

Dal cuore verde dell’Umbria al Villaggio Verde, dagli alberi del Monte Verità agli ulivi e alle stelle del Bigorio, il viaggio ha continuato così a porci la stessa domanda.

Forse i sogni più importanti non sono luoghi nei quali rifugiarsi. Sono possibilità dell’essere umano. Possibilità che qualcuno, in epoche diverse, ha avuto il coraggio di immaginare, sperimentare e vivere. E qualche volta, camminando dentro quei luoghi, anche noi possiamo ricordarci che quella possibilità ci riguarda.

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