Eventi

Wesak 2026
a Villa Simplicitas

Tra le montagne della Valle Intelvi, lungo le vie del cuore

Ci sono luoghi che non si limitano ad accogliere, luoghi che avvolgono, custodiscono, rallentano il passo e riportano l’ascolto dove spesso, nella vita quotidiana, non riusciamo più a posarlo: dentro.

Il Wesak 2026 dell’Associazione Mei-Ling ETS si è svolto a Villa Simplicitas, nella Valle Intelvi, in una cornice di natura, silenzio e verde, sospesa tra due laghi e incastonata sulla montagna. Un’oasi di tranquillità in cui il paesaggio stesso sembrava partecipare al ritiro meditativo: il respiro degli alberi, i cervi, la luce sulle cime, il cielo aperto, il silenzio profondo della valle che, a poco a poco, invitava ad ascoltare diversamente.

Una donazione
in ricordo di Raffaella

© Francesco De Donatis

© Francesco De Donatis

Villa Simplicitas ha accolto il gruppo con la forza discreta del suo nome: semplicità. Una semplicità essenziale, capace di fare spazio alla pratica, all’ascolto, al raccoglimento, al silenzio, alla gioia condivisa. La semplicità viva del tepore di una casa, di un caminetto acceso, di un calore umano che si è fatto presenza ed esistenza nel qui ed ora. Un ringraziamento particolare va a tutto lo staff della Villa, che ha reso il soggiorno sereno, curato e profondamente piacevole. Un grazie speciale ad Alice, che ha coordinato ogni aspetto con attenzione, gentilezza e cura, permettendo al gruppo di vivere il ritiro in un clima di amorevole gentilezza, accoglienza e armonia.

Dal 30 aprile al 3 maggio, il ritiro ha seguito il ritmo delle pratiche, della meditazione, del silenzio, della condivisione e della preparazione interiore al Wesak, quest’anno, nel giorno del primo maggio. Lasciati indietro i ritmi frenetici della vita lavorativa, il mondo che corre e scorre senza attenzione, ci si è potuti immergere nel mondo interiore.

Il Wesak è stato il cuore del ritiro: un momento di unione tra cielo e terra, tra le montagne della Valle Intelvi e il richiamo simbolico al Monte Kailash della catena himalayana. Dalle montagne alle montagne, la geografia esteriore diviene geografia interiore.

Una sessantina di persone si sono ritrovate e si sono unite anche altre persone collegate online, ampliando e amplificando i pensieri di Pace e di Amorevole Gentilezza. Tutti hanno meditato sentendosi connessi a tutti i gruppi che, nel mondo, in quello stesso momento, si univano in un servizio per la Pace universale.

© Laura Cattaneo

© Mario D'Aquino

© Barbara Viale

Lungo le vie del cuore – La Società Teosofica

Uno dei momenti più intensi del ritiro è stato l’incontro con Patrizia Moschin Calvi, Presidente della Società Teosofica Italiana, insieme a Sergio Calvi, che ringraziamo con profonda gratitudine, in dialogo con Barbara De Donatis, che con delicatezza e saggezza ha guidato tutto il ritiro.

Un tempo di meditazione, raccoglimento e connessione.

Un tempo per ricevere e per offrire.

Un tempo per lasciare che qualcosa si depositi nel cuore.

Nel gruppo, la pratica ha assunto la forza gentile dell’inter-connessione: come se ciascuno fosse frammento e, insieme, parte di un disegno più vasto in cui la cessazione del pensiero egoistico potesse aprire uno spazio più ampio, in cui il dolore individuale si scioglie lentamente nella pace del gruppo, nella vibrazione condivisa, nell’amore. La serenità del viso di un bambino che sogna.

Mantra millenari, silenzi, parole, sorrisi, gesti di cura, fiori, messaggi, opere di bene: tutto ha contribuito a creare un campo, un girotondo di serenità. Un accompagnamento verso uno stato di pace avvolta nell’amore.

Ci sono esperienze che le parole possono solo sfiorare. Se provano a spiegarle troppo, rischiano di ridurle. Possono però restituirne un sapore, una traccia, una vibrazione.

Il Wesak è stato questo: una vibrazione che resta.

© Francesco De Donatis

© Barbara Viale

© Barbara Viale

© Andrea Galli

© Barbara Viale

© Barbara Viale

© Barbara Viale

© Barbara Viale

© Barbara Viale

© Miriam Vitiello

© Daniela De Donatis

© Barbara Viale

© Barbara Viale

© Miriam Vitiello

© Miriam Vitiello

© Miriam Vitiello

© Miriam Vitiello

© Claudia Petracca

© Miriam Vitiello

© Antonio Petracca

© Mario D'Aquino

La serata ha visto la proiezione del docufilm:

“Lungo le vie del cuore. Società Teosofica, la storia italiana” di Maria Erica Pacileo e Fernando Maraghini.

Un film documentario che accompagna lo spettatore dentro un percorso di coscienza individuale e collettivo. Ogni immagine, ogni parola, ogni scelta musicale sembrano costruire un ritmo meditativo, capace di aprire domande antiche e sempre nuove:

Durante il ritiro, in ricordo di Raffaella, è stata promossa una raccolta fondi a favore dell’associazione Mehala.

Un gesto semplice e concreto, nato dal cuore del gruppo, per trasformare la memoria in servizio e l’amore in aiuto.

Chi desidera conoscere e sostenere le attività dell’associazione può visitare il sito:

www.mehala.org

Perché il Wesak non finisce nel momento della pratica. Continua nei gesti. Continua nel servizio. Continua nella pace che ciascuno sceglie di portare nel mondo.

Chi sono?

Da dove vengo?

Perché sono qui?

Qual è il senso del cammino umano?

Domande che, prima o poi, ogni persona incontra. Alcune arrivano in silenzio, altre attraverso una perdita, un incontro, una pratica, una lettura, una crisi, un’intuizione. Domande che attraversano religioni, filosofie, scienza, arte, simboli, vite, esperienze. Domande che richiedono presenza, esperienza e trasformazione. Sono domande generative che questo gruppo attraversa nel cammino yogico indicato dai Grandi Maestri.

Il titolo stesso, Lungo le vie del cuore, ha risuonato profondamente con il nostro sentire. Perché tutto parte dal cuore e al cuore ritorna: la conoscenza supera l’aspetto puramente mentale; se non diventa amore, rimane incompleta.

L’incontro ha permesso di aprire uno spazio di riflessione sul legame tra la pratica spirituale, la ricerca interiore e la visione teosofica. In questa prospettiva, le domande non sono soltanto interrogativi sospesi nel vuoto: portano già in sé il germe di una risposta, come fili sottili che chiedono di essere seguiti con attenzione, discernimento e coraggio.

Tutti coloro che cercano sinceramente la verità, anche senza saperlo, camminano già lungo una via teosofica. Chi indaga, chi si domanda, chi non si accontenta delle risposte superficiali, chi cerca l’unità dietro le differenze, chi riconosce il divino in ogni forma autentica, è già parte di questa grande ricerca.

Il docufilm ha vestito questa tensione di carne e respiro: parola, immagine, musica, arte, volti, luoghi e memorie sono saliti sulla scena come voci di un medesimo coro, e la ricerca spirituale si è fatta racconto, forma, apparizione. Così nell’intreccio tra visione, ascolto e testimonianza, la storia italiana della Società Teosofica è apparsa come una pagina aperta sul presente e sul futuro, un cammino desto e palpitante: una trama di persone, incontri, domande, opere e luoghi, in cui il desiderio dell’unità ha trovato voce, corpo e destino.

Al ritiro si è ricordata la forte connessione con i temi teosofici. Tra i testi recentemente approfonditi dal ©Gruppo Studi Interiori dell’Associazione Mei-Ling ETS vi è “La chiave della Teosofia” di Helena Petrovna Blavatsky. Un testo che invita a non fermarsi alla superficie delle parole, ma a interrogare il significato profondo dell’esistenza, delle leggi che regolano la vita e del cammino evolutivo dell’essere umano.

Il servizio come Via di Pace

Servire significa portare Pace nel nostro margine di azione come il Gruppo PeaceMakers porta avanti dal 3 ottobre 2025.

Servire significa trasformare l’energia ricevuta in presenza, azione, cura.

Durante l’incontro con Patrizia Moschin Calvi, è rimasto impresso in noi un pensiero sul tema della leggerezza che riportiamo: “Se vogliamo fare un vero servizio al mondo, cerchiamo di portare la nostra leggerezza nel mondo: quella più bella, quella che aiuta gli altri a stare in piedi e ad andare avanti”.

Una leggerezza profonda, capace di attraversare il dolore senza appesantire. Una leggerezza che consola, sostiene, illumina e che questo gruppo sperimenta nel lavoro comune di servizio.